Antonio Mavaro

ANTONIO MAVARO, LA MESSAPOGRAFIA DEL LETTERATO SALENTINO EPIFANIO FERDINANDO ACCRESCIUTA E TRADOTTA IN ITALIANO DAL LATINO,

Nato a Mesagne intorno al 1725, il Mavaro proveniva da un’agiata famiglia di Salice , trasferitasi a Mesagne nei primi anni del XVII sec. Compì gli studi giuridici a Napoli con il fratello Giuseppe Maria che nel 1767 ricoprì la carica di Sindaco dei Nobili e fu delegato presso il Regio Consiglio di Napoli per tutelare i diritti dei propri concittadini nella causa contro il marchese Barretta feudatario di Mesagne .
Antonio Mavaro esercitò la professione forense e fu giudice della Principal Corte a Molfetta. Durante la sua carriera si interessò dell’amministrazione dell’ingente patrimonio familiare e alla raccolta e conservazione di molti reperti archeologici rinvenuti in Mesagne (soprattutto in località Muro e Campofreddo, masserie di proprietà della famiglia suddetta).
Inoltre, raccolse in volumi i “Responsa prudentium”: scritture, allegazioni, documenti e controversie riguardanti l’Università di Mesagne ed i vari feudatari che si erano succeduti negli anni . Tradusse dal latino la “Messapografia” di Epifanio Ferdinando senior, arricchendola di varie notizie posteriori alla morte del Ferdinando fino al 1794, riportando con ricchezza di particolari, “perché vissuti in prima persona”, gli avvenimenti del 1799 nel Regno di Napoli. Raccolse notizie desunte da antichi documenti dell’Università di Mesagne e trascrisse alcune pergamene contenenti regie munificenze salvandole dall’ingiuria del tempo.
Si proceda ora ad un breve trascorso delle Messapografie precedenti a quella del Mavaro.
Il Ferdinando all’inizio del XVII secolo fu autore della “Messapografia sen Historia Messapiae” divisa in due libri e lodata dall’abate Pacichelli , l’abate Pratilli e l’abate Troyli . Contemporaneo dell’Epifanio fu il medico e letterato Cataldo Antonio Mannarino nato a Taranto, sacerdote incardinato alla chiesa di Mesagne, che scrisse in italiano una Messapografia che restò inedita .
Successivamente uno dei figli di Ferdinando, Diego, fu autore di una storia locale dividendola in sei libri compresi in due tomi . Il Profilo adduceva a quest’ultima edizione il difetto “avendo voluto troppo intrattenersi sopra fatti estranei alla nostra istoria municipale, egli più propriamente scrisse quello della provincia idruntina, e la rivestì delle condizioni di fatto sì politiche che morali proprie dei suoi tempi” .
Epifanio e Diego Ferdinando ricordavano anche l’esistenza di diari manoscritti del canonico Tommaso Geofilo e del frate Marsilio dei Minimi di cui oggi non si sa nulla .
L’ultimo a curare la “Messapografia” del Mavaro fu l’avvocato mesagnese e cultore di studi storici, Antonio Profilo, che pubblicò le sue “Memorie istoriche di Mesagne” in due volumi nella “Collezione di opere scelte di scrittori di Terra d’Otranto”, diretta da Salvatore Grande . Dal Mavaro il Profilo riprese alcuni frammenti , correggendo le imprecisioni che erano presenti nella traduzione dal Ferdinando di cui faceva menzione Baldassarre Papadia nel diario di viaggio nell’alto Salento:
Fortunatamente conobbi il dott. Antonio Mavaro che, gentile e pulito mi fece osservare i monumenti che ha raccolto attinenti ad illustrare quella sua patria. Mi lesse qualche pezzo della traduzione da lui fatta della Messapografia del celebre Epifanio Ferdinando che la scrisse in latino secondo il gusto dei suoi tempi. E’ il signor Mavaro ancora raccoglitore di antiche memorie con qualche vaso etrusco e con qualche antica lapide gelosamente conservata .
Nel testamento, redatto dal notaio Pasquale Capozza il 21 luglio 1812, il Mavaro dichiarava che:
la mia libreria esistente nel mio studio, con alcuni vasi antichi, e tutt’altro, che ivi trovasi resti di conto di detto Vincenzo mio figlio, coll’obbligazione di farmi celebrare tante messe lette per quante gli detterà la sua coscienza, senza designazione di chiesa, ed Altare, e senza definizione di limosina, da applicarsino all’anima mia, e secondo la mia intenzione; e vogli che de gli altri miei eredi non fosse per niente molestato; considerandosi, come se detta libreria si fosse venduta per estinguere debito della mia eredità .
Dalla morte del figlio Vincenzo (arcidiacono della chiesa matrice di Mesagne), nel 1830, non vi è più alcuna traccia né dei documenti né dei libri e tanto meno dei reperti archeologici .

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