1245

XXVIII. a. 1245, 5 marzo, indiz. III, anno XXV dell’impero XLVII del regno di Sicilia, XX del regno di Gerusalemme di Federico II.
Inchiesta di Ruggero de Caprino e del giudice Andrea, procuratore della curia in Mesagne, fatta per mandato di Leone Bello, nobile di Bari, maestro procuratore della curia imperiale in Terra d’Otranto, sul diritto di decima e ridecima che la chiesa di Brindisi aveva sugli introiti della curia in Mesagne e sulle vettovaglie.
Sono interrogati i giudici: Giovanni, Andrea, Degisio, Lupo, il notaio Andrea, l’arciprete Elia ed i preti: Giovanni di S. Angelo, Stefano Cuncto, Leo di S. Nicola, Leo di S. Biagio, Giovanni di S. Elia, Giovanni di Solito, Giovanni Urnulo, Nicola Camillo, Andrea, Stefano Venatorio, Giovanni Rubeo, il canonico brindisino Raimondo, sire Riccardo di Introno, Leucio venatore, Giacomo Giovanni Bruno, Ugo Scunbo, Cafaro, Stefano di Scribone, Giovanni di Caterina, Bartolomeo di Male, Pasquale Giovanni de Martino, Pietro di Elipersa, Gentile di Catania, Nicola di Fasano, Teodoro Pellepane, Giorgio di Decade, Giovanni di Archidiano, Bilancio di Vernole.
Dalle testimonianze si ricava che dal tempo di re Guglielmo la chiesa di Brindisi aveva questo diritto che godettero gli arcivescovi Pietro di Bisognano, Girardo, Pietro, i quali incaricarono per la riscossione gli arcipreti di Mesagne, Alessio, Epifanio, Rogerio, Pietro de Arcu, Lupone, Leo, Gregorio, Elia che ebbero l’arcipretura dal tempo di Guglielmo il Buono all’anno della inchiesta.
Copia coeva scritta per mano del notaio Stefano.
Bibl. De Leo, Codice diplomatico brindisino, cit., p. 106, doc. n. 64.
Guerrieri, Articolo storico, cit., p. 61.

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