I consigli della Psicoterapeuta – Libro #105
a cura di Lucia Destino
Titolo: Verso l’abisso fischiettando
Autore: Marco Presta
Genere: Narrativa
Editore: Einaudi
Anno di Pubblicazione: 2025
È un (lungo) periodo in cui – per impegni vari, più o meno piacevoli, più o meno voluti – riesco a leggere poco e, anche quando riesco, non trovo nulla che mi tenga incollata alle pagine, o perlomeno mi faccia desiderare quel momento che anticipa il sonno o quelle ora durante il fine settimana in cui potrò riprendere in mano un libro e continuare una storia.
Le ferie mi permettono di avere maggiori possibilità logistiche e fortuna ha voluto che trovassi finalmente qualcosa di bello.
Non ricordo cosa mi aveva portato ad acquistare questo romanzo di Marco Presta, non credo di aver letto nulla di suo in precedenza, ma qualsiasi sia stata la mia intuizione devo dire che si è rivelata vincente.
Dietro la maschera di una commedia grottesca e piena zeppa di iperboli, Presta ha costruito una lucidissima quanto spietata analisi sul nostro rapporto con il tempo e la vulnerabilità.
Enrico, il nostro protagonista, ha centotrentatrè anni ed è asserragliato in casa per tentare di sfuggire all’odio collettivo: il suo record di longevità è infatti vissuto dal mondo intero come un’imperdonabile colpa.
In un tempo in cui la società è ossessionata dalla giovinezza e dalla performance, l’invecchiamento diventa intollerabile, un ostacolo da superare o persino da impedire.
Presta, attraverso la reazione delle persone davanti ad Enrico, mostra ed esamina la dinamica della paura delle diversità, della disumanizzazione usata per esorcizzare la paura della propria decadenza.
A quest’ostilità Enrico contrappone una sorta di “tranquilla resistenza”: rivendica il diritto di godere del proprio tempo senza farsi scalfire dal disprezzo altrui.
La badante Eunice, la geriatra Maria e l’ispettore Gizzi accompagneranno il nostro protagonista nelle sue gesta stoiche e autoironiche.
L’autore usa il registro dell’umorismo in modo misurato, senza mai banalizzare la riflessione la rende al contrario maggiormente accessibile e la edulcorata, evitando qualsiasi moralismo e invitandoci a pensare alle nostre fragilità, alla loro dignità, ma anche alla nostra sistemica incapacità di accettazione dei nostri vincoli biologici.
Un libro delizioso, leggero, che è superficialità (semicit.).
Buona lettura!
“Se la vita continua a piacerci nonostante i guai che ci procura, dev’essere bella davvero.
Nel corso della sua durata perdiamo persone che amiamo visceralmente, incassiamo sconfitte e sopportiamo malattie, incontriamo ostacoli di tutti i generi, invecchiamo fino a non riconoscerci piú.
Però ne restiamo aggrappati come naufraghi a un’asse di legno.”
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