a cura di Lucia Destino
Titolo: Prendiluna
Autore: Stefano Benni
Genere: Narrativa
Editore: Feltrinelli
Anno di Pubblicazione: 2017
“La vecchia guardava la luna. E viceversa.”
Prendiluna, maestra in pensione, vive nella sua casa nel bosco insieme a una moltitudine di gatti.
L’insegnante, che ha questo soprannome in onore dell’entusiasmo mostrato la prima volta che vide la luna da bambina, viene raggiunta in sogno da Ariel – un suo gatto morto da tanti anni – che le affida una Missione da cui dipende la sorte dell’intera Umanità.
Il fantasma di Ariel spiega a Prendiluna che entro otto giorni dovrà consegnare i Diecimici a dieci Giusti.
I Giusti sono persone degne e buone che, pur avendo commesso errori, sono riuscite a mantenere intatta la loro indole e a rimanere persone perbene.
Solo portando a termine questa bizzarra Missione Prendiluna potrà scongiurare l’Apocalisse.
Così, in un vortice di magia, disincanto e poesia Prendiluna parte con i Diecimici chiusi in valigia per cercare tra i suoi ex colleghi e i suoi ex alunni i dieci Giusti.
Attivati dal suo stesso sogno, Dolcino e Michele, due studenti di Prendiluna, decidono di scappare dall’ospedale psichiatrico in cui sono ricoverati per aiutare la loro maestra, mossi dalla voglia di cambiare il mondo.
Stefano Benni offre in Prendiluna molteplici spunti di riflessione, narrando la società in modo ironico e utilizzando spesso un linguaggio simbolico intelligente e mai scontato, tanto da costruire un racconto che per forma e contenuti assomiglia ad una fiaba per adulti.
Un vero e proprio esercizio di stile che, tra ironia e commozione e tra delirio e sogno, tratta temi importanti come la critica ai potenti, la solitudine e lo stigma.
“Bisogna andare avanti, dicono quelli che credono di sapere cos’è la vita.
Io dico: bisogna tornare indietro, per capire come, quanto e fino a quando abbiamo amato.
Questo riempirà nuovamente la nostra piccola testa di delirio e furore.
Allora qualcuno ci spiegherà che siamo pazzi, e dirà: raccontaci, così capiremo perché.
Io rispondo: non c’è un perché, solo qualcosa che manca, la pazzia è questa mancanza, è il pezzo tagliato via, prezioso, insostituibile.
E fa male.”
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