Potì Salvatore nato il 17 ottobre 1921, primo di cinque figli. È morto a Milano, dove ha vissuto gran parte della sua vita, il 29 novembre 1987. Si è laureato in Economia e Commercio a Bari e ha sposato (non conosco la data del matrimonio) Annamaria Cortini, con la quale ha avuto cinque figli. È stato pubblicista, direttore di una rivista di Marketing, consulente, ma la sua grande passione è stata la Matematica, che ha coltivato come interesse personale.
È stato fatto prigioniero in Grecia nell’autunno del 1943 e poi come internato (chi si rifiutava di continuare a combattere a fianco dei tedeschi) è stato tradotto in Sassonia (Germania) nel campo di concentramento di Wietzendorf, dopo una sosta in un campo in Polonia. Il campo di Wietzendorf è stato costituito come Oflag 83 per gli ufficiali italiani provenienti dai campi della Polonia nel gennaio del 1944. Era stato in precedenza abitato dai prigionieri russi e poi sgombrato per le condizioni di inabitabilità riconosciute da commissioni sanitarie germaniche. Era il peggiore campo di concentramento della Germania per condizioni sanitarie ed igieniche. In questo campo hanno vissuto per 15 mesi gli ufficiali italiani. D’inverno la temperatura scendeva a -19 gradi. Fame, freddo e lavoro forzato. Hanno lavorato come facchini, scavatori di macerie, mozzi di stalla. Mio padre ha riportato per tutta la vita problemi di respirazione e forme d’ansia che gli hanno impedito di realizzarsi pienamente nel lavoro e più in generale nella vita.
Il 22 aprile del 1945, grazie all’intervento degli alleati, furono portati fuori dal campo e furono compilati elenchi di partenza, ma il 1 maggio furono fatti rientrare nelle baracche del campo per motivi logistici (da una lettera del comandante del campo di Wietzendorf, inviata al comando inglese il 18 agosto 1945).
Una testimonianza diretta della presenza nel campo di Wietzendorf è rintracciabile nelle Biografie della Resistenza italiana, e precisamente nella scheda relativa a Filippo Palieri, collega e compagno di prigionia di mio padre e responsabile della Questura di Rieti che nella sua qualità di Capo Gabinetto del Questore, (quest’ultimo assente per malattia) aveva salvato centinaia di artigiani reatini dalla deportazione in Germania, ove sarebbero stati destinati al lavoro obbligatorio.
Il funzionario disse il suo ultimo “NO” alla categorica ingiunzione di aderire alla Repubblica di Salò il 19 marzo 1945, solo 27 giorni prima di morire di sofferenze e di stenti. Dopo il suo rifiuto di aderire al nazifascismo (espulso dall’infermeria del Campo di Wietzendorf con diciassette giorni di anticipo sulla prognosi) disse al suo collega e compagno di prigionia Salvatore Poti “confermo il “no”, ma non rivedrò più la mia famiglia”.
Bibliografia
Biografie della Resistenza Italiana, lettera P, http://www.storiaxxisecolo.it/biografieitalia/biografieitp.htm
Lettera del com.te del campo di Wietzendorf, inviata al comando inglese/ matricola 78798-Diario di un ufficiale durante la prigionia nella seconda guerra mondiale-da Spalato a Wietzendorf, http://www.matricola78798.it/1945/08/lettera-del-com-te-del-campo-di-wietzendorf-inviata-al-comando- inglese
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