Muzio De Gaeta

MUZIO DE GAETA, GIURISDIZIONE ECCLESIASTICA NEL REGNO DI SICILIA, ARCIVESCOVO DI BARI DAL 1698

Trasferito l’arcivescovo Loffredi a Capua, salì al soglio vescovile di Bari D. Muzio Gaeta, della nobile famiglia dei Marchesi di Montepagano, il 16 maggio 1698 .
Iniziò i suoi studi a Napoli per continuarli poi all’Università di Alcalà d’Enares ed ultimarli a Napoli nel 1673 . Fu promosso dall’arcivescovo di Palermo, il cardinale Pignatelli, alla dignità di canonico diacono dell’Arcivescovado e a Giudice della Congregazione delle cause della Curia Arcivescovile . Alla morte di papa Alessandro VIII, Innocenzo XII lo chiamò a Roma e lo nominò Segretario soprannumerario della Sacra Ruota Romana, Referendario di entrambe le Segnature, Governatore di Tivoli ed, infine, vice-legato di Urbino .
Una volta salito al soglio vescovile barese, volle restaurare il palazzo arcivescovile e fondare la Congregazione degli Ordinandi . Ottenne, però, una grande notorietà quando assunse l’impegno di liberare ventisei baresi fatti schiavi dai Turchi: infatti, riuscì a raccogliere i seimila duecento venticinque ducati per il riscatto .
L’11 maggio 1708 fu nominato creolo Patriarca di Gerusalemme cum retentio Baren e successivamente venne insignito della Croce del Sacro Ordine Gerosolimitano . Ottenne, quindi, la dignità di Conservatore dei privilegi del Priorato di Barletta e del Baliagio di S. Stefano di Fasano e Putignano . Inoltre, prima di morire, nel marzo 1728 , istituì l’adorazione detta delle Quarantore da eseguirsi nella Festività dell’Assunzione della B. V. M. e nei due giorni consecutivi .

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