Leanza

MISCELLANEA OSSIA ORE DI OZIO DI GIOVANNI LEANZA 1872

La famiglia Leanza, secondo una non documentata tradizione, era di origine francese. Secondo lo stesso Giovanni Leanza un “nobile e ricco capitano Francese destinato in questa Piazza, si sposò una nobile e gentil Donzella di Brindisi, figlia unica ed ereditiera di un vistoso patrimonio (…). Il detto capitano rinunziò al suo grado di Capitano e Servizio Militare, prendendosi il domicilio in detta città” .
Secondo il Foscarini l’arma della famiglia era uno “spaccato, nel 1° d’azzurro con due croci d’argento, alla fascia dello stesso attraversante” , mentre lo stemma veniva descritto da Giovanni Leanza :
la forma è trapezziale, guarnito di ornati antichissimi color di oro. Sopra il detto stemma, poggia una ricca corona di oro. Lo stemma è diviso in due parti per mezzo di una fascia, cui si vedono scolpite le seguenti parole: “In hoc signo vinces”. Il fondo superiore della fascia è di colore azzurro; con due croci di forma quadrata bianche. Al di sotto della fascia vi è nel mezzo un’altra croce bianca, simile di forma alla altre due croci sopradescritte, con fondo rosso. E’ stato rilevato da uno fatto in pittura nel soffitto di una stanza del Palazzo di detta famiglia, dove oggi esiste la cappella.
Proprietà dei Leanza era il palazzo Seripando, fin dal 1754, in via Tarantini, allora delle Scuole Pie, anche se non lo utilizzarono per propria residenza, fissata, invece, in via del Celso Rosso, oggi via Marco Pacuvio, sul sito dell’attuale palazzo Guadalupi .
I Leanza si imparentarono presto con nobili famiglie brindisine, quali i Ramundo, i Sala, i Palma, i Ripa, i Monticelli, i Laviano, i Solazzo, i Navarro, i Mezzacapo, i Monetta e i Montenegro .
Giovanni Leanza nacque l’11 maggio 1836 da Antonio, giudice, e Maria Angela Ercolini, supplente . L’ingente patrimonio familiare si evinceva immediatamente dalla monacazione di due sorelle e la canonizzazione di un fratello del padre Antonio: la carriera ecclesiastica, infatti, esigeva la garanzia di un proprio patrimonio.
Giovani Leanza si sposò già avanti negli anni, il 15 agosto 1892 con Giovanna Palma, figlia di Vincenzo Palma . Non avendo avuto figli alla sua morte, nel 1928 , il Leanza, lasciò tutti i suoi beni ad Antonia Candito, moglie del fratello Benedetto, morto nell’aprile del 1927 .
Il volume, consistente in 163 pagine, si presenta privo delle pagine seguenti ove erano disegnati gli stemmi delle famiglie brindisine.

 

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