De Vita Gaetano

De Vita Gaetano

02 Giu 2023

De Vita Gaetano durante la seconda guerra mondiale era sottotenente di complemento, in forza presso il comando delle truppe al deposito di Silandro, in val Venosta (Alto Adige). Dopo la resa dell’Italia e il discorso di Badoglio, l’8 Settembre 1943, dopo essere stato insultato e chiamato traditore dai tedeschi, fu spedito immediatamente nel Campo di Concentramento di Sandbostel, in Germania. Gli fu assegnato un numero, il 99083 e da quel momento divenne ufficialmente prigioniero di guerra e tale rimase fino all’8 maggio 1945, giorno della resa dei tedeschi, quando iniziò il suo viaggio di ritorno verso casa. Ad aspettarlo, la fidanzata Luciana, poi diventata sua moglie, rimasta al suo fianco per il resto della sua vita. Dal campo aveva riportato degli zoccoli di legno che si era intagliato con le sue stesse mani a Sandbostel, in quei lunghi mesi durante i quali lo costringevano a camminare nella neve a piedi nudi. Fu destinato alla coltivazione di un campo di una famiglia tedesca e sapeva bene che se non avesse avuto la forza per zappare o per raccogliere, non sarebbe stato ritenuto necessario e quindi fucilato. Gaetano era allo stremo a causa della dissenteria che lo
tormentava da mesi e la necrosi al braccio destro. Sapeva che se si fosse lamentato sarebbe stato ucciso immediatamente. ma dirlo sarebbe significato essere ucciso. Così, Elda, la moglie del proprietario dell’azienda agricola, decise di proteggerlo: un cestino, delle patate era tutto ciò che metteva ai suoi
piedi ogni volta che da lontano vedeva arrivare le SS per controllare i prigionieri, incoraggiandolo a fingere di star bene e di lavorare intensamente. Dopo i blitz, lo riaccompagnava al coperto, al sicuro e lo faceva riposare: così ogni volta, per 18 lunghi mesi, fino a salvargli la vita.

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