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Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni

Platee

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Convento dei carmelitani di Brindisi

15) Nuova Platea seu Inventario de beni Stabili: proprietà di territori, ulivi, vigne, giardini e decime, censi perpetui, case e trappeti che si possiedono dal venerabile Monastero di Santa Maria del Carmine di Mesagne fatta con tutte le piante dal perito agrimensore Giuseppe Agnone di Latiano 1734

L’Ordo Fratrum B. Mariae Virginis de Monte Carmelo, era un ordine mendicante, con accento sulla vita di orazione e mariano. Sorti nel XII secolo da crociati stabilitisi al Carmelo di Galilea, avevano come formula di vita il proposito degli eremiti .
Per far giungere i carmelitani in Mesagne, nel 1520 Antonio Russo aveva ceduto in donazione il beneficio che aveva nella chiesa di S. Angelo. Nel 18 agosto 1520 il sindaco Giacomo Resta e l’università decisero di fondare il convento e invitarono il provinciale di Puglia, frate Giovanni Battista de Maranonibus di Milano e il priore del convento di Bari, frate Giuliano Layta di Bari. L’università si era impegnata per il sostentamento dei frati a concedere per dieci anni il dazio del pane a vedere .
Alla prima residenza dei carmelitani in Mesagne del 1521 vennero aggiunti altri terreni grazie alla donazione universale di tutti i suoi beni di Vittoria Ronzini nel 1784 (stipula del notaio Elia Calabrese di Mesagne). Figlia di Serio Ronzini e Caterina Palmieri, nobili mesagnesi, ella era rimasta unica erede dell’immenso patrimonio costituito dal feudo di Lucignano e Corcioli, dopo il matrimonio delle due sorelle Cecilia e Anna e del fratello Oronzo .
Il convento era così costituito da 28 stanze al piano superiore, 11 magazzini al piano terreno e un giardino, in cui nel 1767-1768 era curato in modo consistente l’allevamento di api .
Il Mavaro narrava che per ornare l’altare i carmelitani chiamarono il pittore Francesco Palvisino di Polignano il quale dipinse una tela della Vergine del Carmine. Una volta terminata la portò al monastero, ma non riuscitosi ad accordare con i conventuali per il prezzo decise di riportarsela indietro. Dopo aver tentato invano di uscire dal convento, ritenne che una forza superiore gli stesse impedendo di trovare l’uscio, così decise di donare la tela riponendola nel posto stabilito . Inoltre, si riteneva che la Vergine avesse salvato Mesagne dal terremoto del 20 febbraio 1743, per cui la statua e la tela venivano condotte in processione, oltre che il giorno della festività della Vergine, il 15 e 16 luglio, anche il 20 febbraio .
A causa delle confische dei beni ecclesiastici nel periodo napoleonico, nel 1809 la chiesa e il convento vennero affidati al comune, anche se, poiché si trattava della chiesa della patrona principale della città, il decurionato fece in modo che, pur ridotto in angusti locali, almeno un padre carmelitano vi rimanesse per l’officiatura.
Dopo la restaurazione del Regno delle Due Sicilie di concerto con l’autorità ecclesiastica si decise di riaprire alcuni dei conventi soppressi, previa assicurazione delle rendite.
Si pensò di chiedere la convento di Ostuni parte dei beni in loro dotazione e creare non un convento autonomo in Mesagne, ma una grancia, comunità dipendente da quella di Ostuni. A tale condizione il decreto di riapertura del convento fu firmato il 6 maggio 1832 e reso esecutivo il 10 luglio dello stesso anno fino al 1839, anno in cui Ostuni chiese la sospensione della gracia non avendo più rendite disponibili. Su richiesta del padri e del decurionato il convento divenne autonomo il 17 ottobre 1842 per atto del notaio Silvio Murri di Mesagne .

La scrittura è ordinata e leggermente sbiadita.
Buono stato di conservazione.
Sono notevoli le piante a colori con le leggende.
Carte totali: 111
Fol. 29 x 43 cm.

 

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