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Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni

Platee

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Celestini di Mesagne

1) Platea dei PP. Celestini di Mesagne 1528

La prima abitazione concessa ai padri celestini di Mesagne fu una casa vicino la chiesa di San Bartolomeo apostolo della famiglia Rini, ma già il 28 febbraio 1608 Celso Americo Romano, generale della Congregazione Celestina, donò a Vincenzo Pagano Napolitano dottore in teologia, abate secolare dei celestini in Betlehem, una casa con un vignale (stipula del notaio Cesare Guarini di Mesagne). Successivamente, l’8 aprile 1612, Donato de Pinto da Cisternino concesse al convento un pezzo di terra contiguo al vignale con l’obbligo di pagare un canone annuo perpetuo di 2 carlini al cappellano di Santa Lucia e 6 carlini al cappellano di Santa Maria in Betlehem (stipula del notaio Maria Ronzino di Mesagne). Le rendite del celestini aumentarono notevolmente in seguito alla costituzione pubblicata da Paolo V nel 1616 “Ad Sacram Beatam Petri Sedem” che prevedeva lo scioglimento delle congregazioni dell’ordine celestino a S. Angelo, ad Alessano, a Brindisi e ad Ugento . Grazie a queste concessioni fu costruito il nuovo convento dove i celestini si trasferirono nel 1636. Il 19 maggio 1634, per beneplacito del cardinale Maurizio di Savoia, protettore dell’ordine, il monastero da prioritario divenne abbazia e ne fu eletto abate frate Pietro da Taranto . La prima chiesa, costruita troppo frettolosamente, fu fatta smantellare e ricostruire da padre Gregorio da Lecce abate nel 1673. Durante la ricostruzione vennero usate tutte le diligenze affinché una miracolosa immagine della Vergine Santissima della Sanità si conservasse intatta. Si riteneva, infatti, che tale dipinto avesse salvato Mesagne dall’epidemia di peste del 1528 .
Il luogo ove era posto l’altare di San Celestino era precedentemente occupato dall’altare della vecchia chiesetta, dove era appeso un altro dipinto con un’effigie sacra, tolto poi per ordine dell’abate Celestino Cornice nel 1718 e per volere dell’abate Alemmo dimezzato nella parte inferiore, da cui si ricavò un quadro conservato nel presbiterio. Dalla parte superiore, invece, si ricavarono due quinte di angeli laterali al crocefisso di rilievo posto nel mezzo della finestra del coro. Uno degli angeli teneva in mano un cartoccio con l’antifona Beata Vergine intercedente Messapiae ab epichemia liberate est allel. anno Domini 1528 .
Nell’aprile del 1797 Ferdinando IV ed il suo seguito furono ospiti nel monastero ed in quest’occasione gli conferì il titolo regio.
Dopo la prima soppressione il comune decise di occupare il monastero come casa municipale e decurionale poi come caserma di gendarmeria e a giudicatura circondariale. Il resto dell’edificio, concesso all’Amministrazione del Patrimonio Ecclesiastico Regolare, fu dato in enfiteusi perpetua a privati, fino al definitivo acquisto da parte del comune nel 1873 .

I celestini di Mesagne appartenevano all’ordine di Pietro Morrone, una congregazione monastica benedettina sorta nel secolo XIII. Il fondatore del movimento fu Pietro del Morrone (1215-1296), poi papa Celestino V, tutto dedito alla pratica dell’ideale eremitico e a una forma di pauperismo integrale. Infatti, i primitivi conventi, le cui costituzioni furono a complemento della Regola di S. Benedetto, erano piuttosto romitori che cenobi.

Buono stato di conservazione.
Facilmente leggibile.
Numerazione originario fino a c. 164
Carte totali: 262
Fol. 31 x 45 cm.


 

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