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La storia di Brindisi dalle carte di famiglia

giovedì 14 giugno 2007

Dopo un’importante donazione di 400 libri (tra i quali 3 cinquecentine, due seicentine e 27 opere del XVIII) fatta circa venti anni fa, la famiglia Titi regala con la grande generosità che la contraddistingue, libri e documenti alla Biblioteca Arcivescovile “A. De Leo”. La grande storia dei Papi di Ludovico von Pastor nella prima edizione del 1924, la Nuova Enciclopedia popolare del 1857 e la Relazione peritale nel procedimento contro Angelo Pogliani (A. Titi, Relazione peritale nel procedimento contro Angelo Pogliani e altri ex amministratori della Banca Italiana di Sconto, voll. 2, Roma: Sindacato Arti grafiche, 1925) sono tra i testi più interessanti. Sia i documenti sia le opere riprendono la grande cura con la quale la famiglia Titi ha sempre conservato le tracce che inevitabilmente l’hanno legata alla città di Brindisi in modo indissolubile. Angelo (1869-1932) e Teodoro (1884-1963) sono state figure di grande respiro. Il primo professore di computisteria nella scuola tecnica, consigliere comunale, membro del Comitato esecutivo dell’associazione commercianti, diviene presidente della Camera di Commercio di Terra d’Otranto dal 1922 al 1924, in anni difficili sia sul piano politico sia su quello economico. Nel 1924 si fa promotore della richiesta al Governo di abolire la tassa sul vino per affrontare la crisi vinicola e della costruzione del monumento al marinaio d’Italia. Membro della commissione straordinaria provinciale, nel 1928 viene nominato vicepresidente del Consiglio provinciale dell’economia di Brindisi. È stato anche presidente del comitato marittimo della Croce Rossa Italiana, console germanico ed infine perito davanti all’Alta Corte di Giustizia del Senato del Regno nel processo della Banca italiana di Sconto intentato contro Angelo Pogliani che dirigeva insieme al fratello Perrone il gruppo Ansaldo-Sconto.
Teodoro (1884-1963), invece, lo si ricorda come consigliere della Banca d’Italia, agente della Lloyd’s di Londra, console di Germania nel 1932 e membro del Consorzio del porto. Proprio durante tale incarico lotta insieme al fratello Angelo perché Brindisi fosse deliberato Punto Franco (T. Titi, Problemi doganali e valutari dei Punti Franchi in Italia: Milano 16 aprile 1957, Brindisi:Tip. Ragione, 1957).
La famiglia Titi già dalla fine del XVIII secolo si può considerare un punto fermo nell’economia brindisina distinguendosi nel commercio con la partecipazione all’acquisto di diverse navi tra le quali il Brich Scooner Angioletto nel 1858, della quale la famiglia conserva ancora con grande cura il Libro giornale della navigazione di commercio estremamente interessante dove vengono descritti nei più piccoli dettagli i particolari dei viaggi intrapresi dalla nave in partenza da Brindisi e diretta a Marsiglia, Trieste, Venezia, Napoli, Genova, Corfù carica di avena, grano, olio e lino. Teodoro Titi acquista l’Angioletto dopo varie operazioni finanziarie come diretto protagonista o mandatario di Leonardo Ventura, Algemiro De Michele, Angelo Trabacca per acquisto di navi, terreni, case e mutui di capitale.
Con grande generosità e nobiltà d’animo la famiglia Titi ha voluto ancora una volta arricchire la città di Brindisi donando alla biblioteca “A. De Leo”, come già detto, non solo opere di grande rilievo, ma anche documentazione archivistica della prima metà dell’Ottocento: tavole nuziali, scritture private, donazioni, compravendite. Segno tangibile di amore profondo e senso di appartenenza che lega i membri della famiglia Titi al territorio brindisino. Questo lascito giunge alla biblioteca De Leo in un momento di grande rivalutazione degli archivi privati che necessitano di essere conservati, tutelati, ma anche fruiti adeguatamente, come fonti importanti e delle volte uniche di spaccati di vita economica-sociale e religiosa della città.
S. E. Mons. Rocco Talucci già in occasione della donazione della biblioteca della storica brindisina Giulia Poso, fatta nel gennaio di quest’anno dalla figlia, prof.ssa Mimina Guadalupi, ha avuto parole intense e lungimiranti a favore della salvaguardia degli archivi privati indicandone l’importanza per la fruizione per giovani studiosi e provati storici.
I documenti della famiglia Titi sono stati già cartulati ed inventariati e divenuti ormai patrimonio della città di Brindisi saranno oggetto di mostre e studi garantendo una ricostruzione estremamente fedele di quasi 150 anni della vita economica brindisina. 


Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno, 13 giugno 2007
 
Di Rocco Katiuscia
 
 

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