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In rete i manoscritti della 'Biblioteca De Leo'

venerdì 14 settembre 2007

Finalmente anche la Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”, il più antico presidio culturale della Terra d’Otranto, accanto alla Malatestiana di Cesena, alla Riccardiana e Medicea di Firenze, all’Ambrosiana di Milano, alla Vallicelliana, Angelica e Casanatense di Roma, è diventata parte integrante del data-base ministeriale di dati e immagini per il censimento del patrimonio librario dei manoscritti, Manus (http://manus.iccu.sbn.it), con 94 opere schedate. Si tratta di un archivio elettronico che ha permesso l’inserimento di una serie di dati sul posseduto manoscritto recuperati da un attento e scrupoloso studio portato avanti dalla dott.ssa Elena Gallo, esperta conoscitrice delle opere manoscritte e del software. Lo standard catalografico scelto è di livello “massimo” ed ha previsto un esame puntuale e altamente professione sulla struttura esterna ed interna delle opere. Il software Manus, ceduto gratuitamente dal Ministero per i Beni Culturali alle istituzioni che ne fanno richiesta, raccoglie la descrizione dei testi dal Medioevo all’età contemporanea, ivi compresi i carteggi con la possibilità di attivare tre tipi di interrogazioni (standard, personalizzata e retrieval, permette la ricerca di dati presenti compresi quelli non indicizzati). Ad oggi partecipano al progetto circa cento biblioteche e i loro dati sono inviati all’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche d’Italia che interviene in qualità di gestore del database nazionale, verificando la congruità delle informazioni rispetto allo standard.
Ad oggi la Biblioteca “A. De Leo” ha immesso i due terzi del proprio patrimonio manoscritto stabilendo la conclusione dei lavori entro la fine del 2007. Tra i primi dati immessi particolare rilievo hanno i codici pergamenacei come il Decretum Gratiani, redatto tra il XIII e XIV secolo, le Vitae Patrum, della seconda metà del XIV secolo e la miscellanea umanistica di Gabriel Finalis, gemella del codice 671 della Riccardiana di Firenze. Mons. Annibale De Leo costituì il fondo manoscritti secondo la tipologia della cultura del XVIII secolo, dando quindi risalto alla storia locale e regionale: da qui le copie settecentesche dei manoscritti non più esistenti di Antonio Galateo, la Messapografia di Epifanio Ferdinando e quelle a carattere scientifico di argomento astronomico di Nicola Antonio De Martino, docente dell’Università di Napoli. Fondamentali per la storia giuridica del Mezzogiorno sono invece i volumi di Bartolomeo Chioccarello Magni archivi scripturarum pro regali jurisdictioni regni Neapolis in 18 volumi e l’opera di Gaetano Argento Consulte giurisdizionali in 24 volumi. Rilevante per la storiografia brindisina è infine l’Epistola Apologetica indirizzata nel 1567 da Giovanbattista Casmiro a difesa di Brindisi a Quinto Mario Corrado. Si tratta di un fondo la cui importanza non è ristretta ad un particolare argomento o periodo storico, ma un bene comune all’umanità che i bibliotecari nei secoli hanno conservato e custodito con rispetto e che oggi per volere di S. E. Mons. Rocco Talucci sono catalogati secondo standard ministeriali e resi fruibili anche via internet.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno, 14 settembre 2007
 

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